Lucca, 16 Maggio 2004

Ilaria Del Carretto si nasconde.



Ilaria nacque in Liguria, non si sa di preciso se nel castello di Finale Ligure o in quello di Caret (odierna Cairo Montenotte), nel 1379, figlia di Carlo Del Carretto, signore di Finale Ligure, discendente dal leggendario Aleramo, Conte del Monferrato e Marchese della Liguria Occidentale.
Aleramo fu protagonista di numerose imprese per le quali l'Imperatore, nel 934 lo dichiarò, pubblicamente fedele suddito del sacro Romano impero. Successivamente, nel 1162, l'Imperatore Federico Barbarossa confermò il feudo di Savona ad Enrico I detto il "guercio" perché aveva perso un occhio durante una crociata. I Carretto acquisirono, in seguito, lo stemma d'Enrico I: uno scudo a cinque bande in campo d'oro con aquila bicipite imperiale su un carretto trainato da più leoni.
I Carretto ebbero un castello in Caret, i cui ruderi restano tuttora visibili le rovine nell'odierna Cairo Montenotte, nei pressi di Savona. Il padre d'Ilaria fu un abile uomo d'arme ed un politico di prim'ordine, ostile alla vicina Repubblica di Genova e alleato del Duca di Milano. Ilaria fu concessa in sposa a Paolo Guinigi diventato signore di Lucca il 14 ottobre 1400. Dieci anni prima, Bartolomeo Forteguerra aveva tentato di rovesciare i Guinigi ma la rivolta finì nel sangue.
Nel 1400, dopo varie vicissitudini e vendette, dopo che Lazzaro Guinigi fu assassinato, pare su istigazione dell'altro fratello Antonio, Paolo divenne signore di Lucca. In quell'anno Paolo Guinigi sposò Maria Caterina Antelminelli, figlia di Valeriano, discendente del famoso Castruccio. Quando Maria Caterina sposò il Guinigi, aveva solo 11 anni.
A quanto risulta il matrimonio non fu mai consumato anche perché, verso la fine dell'anno, la giovanetta morì di peste poco prima che lo sposo salisse al potere. Il matrimonio fu, chiaramente, frutto di un'unione concertata fra le famiglie perché la giovinetta era rimasta orfana ma aveva una dote ricchissima. Dopo la morte della giovane moglie Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano il quale intendeva avere un alleato contro le mire espansionistiche della signoria di Firenze, suggerì al Guinigi, del quale era amico, di sposare la figlia dei Carretto suo fedele alleato e della quale si parlava un gran bene e si diceva che era una bella ragazza bionda, più alta del normale e perfettamente educata e abituata anche alla vita spartana.
Il matrimonio giovava quindi sia al Duca di Milano che alle due famiglie che andavano imparentandosi e fu accolto con soddisfazione. Ilaria aveva 24 anni ed il suo sposo 30. La giovane promessa sposa lasciò il castello natio il 25 o 26 gennaio 1403 e arrivò a Lucca il 2 febbraio in una gelida giornata invernale. Le nozze furono celebrate il giorno dopo nella chiesa di S. Romano. Seguì poi un gran banchetto che durò alcuni giorni.
Poi i due giovani sposi partirono per un lungo viaggio di nozze, a cavallo, attraverso i territori del Guinigi: la Garfagnana, la Lunigiana e la Versilia. Dieci mesi più tardi, alla vigilia di Natale, tornarono a Lucca dove si tenne una memorabile festa. Nel settembre del 1404, Ilaria dette alla luce Ladislao cui fece da padrino il Re di Napoli ma un anno dopo, nel dare alla luce una bambina, Ilaria morì di parto.
La bimba fu chiamata Ilaria junior. Anche i due figli d'Ilaria non ebbero una vita fortunata: Ladislao che divenne un bravo condottiero fu ucciso in un tranello tesogli da Francesco sforza mentre Ilaria Junior, andata sposa al fratello del doge di Genova, Battista di Campofregoso, morì nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1405 sembra avvelenata per gelosia dal marito.


Fonte: http://www.leganordgenova.org/rubriche.htm


Click sull'immagine per ingrandirla


Di buon mattino da Roma, Genova e da varie città della Toscana i soci de La Compagnia del Granducato partono alla volta di Lucca. Obiettivi: come al solito stare insieme e approfittarne per visitare gli straordinari monumenti che il MedioEvo italiano ci ha lasciato.
Il Monumento Funebre ad Ilaria del Carretto custodito nel Duomo di Lucca è probabilmente la destinazione più importante. Ilaria dorme in un sarcofago commissionato tra il 1406 e il 1408 dal marito, Paolo Giunigi a Jacopo Della Quercia che dunque realizzò la sua magnifica opera prima.
Paolo Guinigi dopo la morte d'Ilaria si risposò, prima con Piacentina di varano figlia di Ridolfo signore di Camerino dalla quale ebbe 5 figli ma Piacentina morì anch'essa di parto nel dare alla luce l'ultimo figlio. Rimasto vedovo per la terza volta, il Guinigi sposò, nel 1420, Jacopa Trinci da Foligno. Nel frattempo Paolo aveva ottenuto il titolo di Vicario Imperiale da Sigismondo ma fu deposto dopo che in una calda notte fra il 14 ed il 15 agosto 1430, fu catturato da alcuni notabili, capeggiati da Pietro Cenami e consegnato al Duca di Milano. Non tutti gli studiosi d'arte, fra i quali vari docenti di famose università italiane e straniere, sono convinti che il sarcofago sia veramente da attribuirsi alla tomba d'Ilaria Del carretto. Alcuni di loro, con motivazioni supportate da valide argomentazioni storiche ed artistiche, sono propensi a credere che il sarcofago custodito nella Cattedrale di Lucca sia la tomba, in realtà, di Maria Caterina Altominelli, prima moglie del Guinigi. Fra le varie argomentazioni vi è quella della lunghezza del corpo della giovinetta scolpita sulla pietra tombale che è lunga solo 141 cm. Mentre Ilaria, secondo le testimonianze storiche era una donna più alta del normale. Alcuni studiosi fanno anche rilevare che il volto della donna assomiglia più a quello di una bambina che non a quello di un'adulta. Comunque sia, il monumento è li a testimoniare la tragica morte che ha accomunato ben tre delle moglie del Guinigi, signorotto rinascimentale con più infamia che meriti ma che, e il monumento ne da fede, fu certamente molto attaccato ad Ilaria.

Il pomeriggio caldo e assolato comincia con una passeggiata lungo la cinta muraria di Lucca che termina presto all'ombra di meravogliosi alberi.
Le Mura cinquecentesche che circondano il centro storico di Lucca oltre ad essere in perfetto stato di conservazione, offrono un bellissimo viale alberato lungo circa 4 km, percorribile sia a piedi che in bicicletta, intervallato nel suo percorso da 11 Baluardi sorti a protezione delle Mura e delle Porte d'ingresso alla città. Dalla passeggiata sopra le Mura, volgendo lo sguardo all'interno, si possono ammirare gli antichi palazzi e le numerose Chiese di cui è ricca Lucca, all'esterno le Mura sono circondate da verdi prati d'erba, mentre in lontananza sono visibili le vette delle Alpi Apuane ed i Monti Pisani. La passeggiata delle Mura ricca di alberi e prati offre numerosi punti dove sedersi in relax o svolgere attività sportiva.


Click sull'immagine per ingrandirla

Click sull'immagine per ingrandirla

Dalle mura si scorgono anche stupendi scorci dell'antica Lucca e dei soui monumenti (in questo caso il Duomo).
Le mura di Lucca (IV cerchio) rappresentano un rilevante esempio della scienza militare dei secoli XVI e XVII. La loro costruzione fu decretata dalla Repubblica lucchese nel 1504 per adeguarsi ai progressi della tecnica militare e garantire una difesa più sicura alla città, timorosa delle spinte espansionistiche della politica medicea. I lavori, iniziati verso la metà del Cinquecento e protratti per circa un secolo, videro impegnati importanti architetti militari dell'epoca. Formate da 11 baluardi congiunti da cortine per una lunghezza totale di oltre 4 Km, erano dotate di un imponente apparato bellico. In alcuni tratti fu sviluppato l'andamento dei precedenti tracciati medievali. All'esterno fu creata una vasta area senza alberi e case, detta "tagliata". Tre porte fortificate consentivano l'accesso alla città. Sopra l'anello delle mura si trovano piante secolari, che fin dall'inizio furono utilizzate per compattare l'enorme massa di terreno. Questo imponente apparato difensivo in realtà non fu mai impiegato a scopo bellico. Nel 1799 le mura furono smilitarizzate e, nell'Ottocento, la duchessa Maria Luisa di Borbone incaricò l'architetto regio Lorenzo Nottolini di sistemarle definitivamente a pubblico passeggio.

Riprendiamo la marcia di avvicinamento ad Ilaria e nel farlo attraversiamo il famoso mercatino dell'antiquariato che ogni terzo fine settimana del mese si dispiega lungo le vie e le piazze del centro storico di Lucca.
Oltre alle solite cose che si trovano in mercatini di questo genere c'è una nutrita serie di venditori di abbigliamento tipico e medievale e qui ci siamo soffermati a lungo in vista dei prossimi convivi.

Click sull'immagine per ingrandirla

Click sull'immagine per ingrandirla
Piazza S.Martino con l’attigua piazza Antelminelli forma un suggestivo scenario medievale in cui spiccano Palazzo Bernardi di Bartolomeo Ammannati(1556), il Duomo e l’adiacente casa dell’opera del Duomo.
Il Duomo,dedicato a S.Martino,è il principale monumento religioso della città,in forme romaniche (sec XI-XII) ma rifatto all’interno nei sec.XIV-XV. La facciata asimmetrica,in gran parte opera di Guidetto da Como (1204) è costituita da un portico su tre ampie arcate e da tre ordini i aeree soggette e a destra si trova il campanile duecentesco.
Sotto il portico si trovano dei rilievi (storie di S.Martino,raffigurazione dei Mesi e decapitazione di S.Regolo), iniziati nel 1233 da maestro lombardo; i rilievi del portale sinistro (Natività e Deposizione) attribuiti a Nicola Pisano e le imposte del portale centrale di Masseo Civitali (1497): i fianchi sono trecenteschi e l’imponente abside è di derivazione Pisana.
San Martino, che non fu sin da subito la Cattedrale di Lucca. Intorno alla meta' del sec. XI il vescovo Anselmo da Baggio, divenuto poi Papa Alessandro II, inizio' i lavori di rifacimento e nel 1070 lo consacro' alla presenza della contessa Matilde, di sua madre Beatrice e di ventitré' vescovi. Nell'atrio si notano S. Martino ed i Mesi, e più' in basso i riquadri ricordano molto da vicino i motivi delle stoffe lucchesi.
Interessanti sono le raffigurazioni dei mesi dell'anno. Gennaio si scalda al fuoco, Febbraio pesca, Marzo pota una vite, Aprile tiene in mano un fiore, Maggio, con un fiore in mano galoppa, Giugno miete il grano, Luglio batte il grano, Agosto raccoglie i frutti di un albero, Settembre pigia l'uva in un tino, Ottobre travasa il vino all'interno di una botte, Novembre guida un aratro di buoi, Dicembre squarta il maiale. Si ritiene che i rilievi possono avere un qualche legame con un'analoga serie presente all'interno del Duomo di Pisa.Tornano nelle strutture i materiali già noti dello stile romanico in molte altre città toscane, il calcare "bianco" di Santa Maria del Giudice, il "rosso" della Garfagnana ed il "verde" di Prato. Il duomo rispecchia lo stile romanico lucchese, con forti similitudini al duomo di Pisa, di cui riprende i quattro archi ciechi intervallati da tre portali di cui quella centrale di maggiore importanza e dimensioni. All'interno del duomo trova alloggio, in un Tempietto, il Volto Santo. Il veneratissimo crocifisso risiede nella navata sinistra già' dal 1107 .

Click sull'immagine per ingrandirla

Click sull'immagine per ingrandirla
Sul pilastro che sorregge il campanile della Chiesa di San Martino si trova una scultura che rappresenta un labirinto, che accanto a se ha la seguente iscrizione: "Questo è il labirinto che il cretese Dedalo costruì e dal quale nessuno, entratovi, potè uscirne; all'infuori di Teseo aiutato, per amore, dal filo di Arianna".
Ora, sembra chiaro, che il contenuto dell'iscrizione fa riferimento alla materia religiosa, dove il labirinto di Creta fu eretto quale simbolo cristiano, e che non è possibile uscire dal peccato se non con l'aiuto dell'amore, così come fu per Teseo aiutato dall'amore di Arianna. Voci dicono anche che in presenza del labirinto fossero portati i condannati a morte, e che se fossero stati in grado di risolverlo al primo tentativo avrebbero avuto salva la vita...
Purtroppo il Duomo è impegnato con i vespri per cui non è possibile visitarlo per non disturbare i fedeli. Ecco dunque che ci è preclusa la possibilità di vedere sia il Monumento Funebre a Ilaria del Carretto che il famoso crocefisso ligneo noto come Volto del Santo
Esistono molti manoscritti, in Italia ed all’estero che riportano il racconto del Volto Santo, legato ad una forte e solida tradizione. Una volta compiuto il sacrificio sul monte Calvario, Giuseppe d’Arimatea, discepolo di Gesù, chiese ed ottenne di dare sepoltura al Maestro. Lo accompagnava Nicodemo, fariseo noto per la sua ricchezza e saggezza, come si direbbe oggi, una spiccata personalità politica e culturale, che recava con se quasi cento libbre di una mistura di mirra ed aloe, per imbalsamare il corpo di Cristo. Nicodemo, più tardi, si pose il compito di una missione: riprodurre nel legno l’immagine di Cristo morto sulla Croce, così come egli se la ricordava. Egli non era uno scultore, ma aveva così chiaro il ricordo di quella persona sofferente, che gli sembrava facile poterla riportare sul legno. Fu così che iniziò il lavoro: utilizzò legno di quercia per la Croce, poichè quello era il materiale della quale era composta la Croce di Cristo, e decise di utilizzare cedro del Libano per l’immagine. Ma dopo aver scolpito il corpo, si arrestò di fronte alla difficoltà di riprodurre il Volto, quel Volto che lui ricordava così bene, ma che le sue mani non erano in grado di riprodurre... .

Click sull'immagine per ingrandirla

Click sull'immagine per ingrandirla
...Dopo lunga preghiera, cadde addormentato, ed al suo risveglio ebbe la sorpresa di vedere l’opera compiuta da mano angelica. Prossimo a morire, Nicodemo affidò l’opera a Isacar, uomo giusto e timorato di Dio. Quest’ultimo, affinchè la Croce non fosse cosa nota ai Giudei, la tenne nascosta e così, di generazione in generazione, fu segretamente custodita e venerata. Circa seicento anni dopo, giunse nei pressi del luogo dove la Croce era custodita, il Vescovo Gualfredo, al quale apparve in sogno un Angelo che gli svelò la presenza della Croce. Questa visione fu interpretata come la precisa volontà divina: la Croce sarebbe dovuto essere spostato da una terra di infedeli a un luogo dove ne fosse il culto pubblico.
Dopo averla trasportata alla riva della vicina città di Giaffa, la collocarono su una barca affidata alla Divina Provvidenza, che la facesse giungere in luogo degno. Nella barca posero anche due ampolle contenenti il sangue di Cristo raccolto da Giuseppe d’Arimatea con Nicodemo. Dopo un lungo viaggio, la barca giunse nei pressi di Luni, la qual cosa suscitò non poca curiosità da parte degli abitenti locali. Essi tentarono in ogni modo di avvicinarsi alla barca, ma invano: era progidiosamente sospinta ad ogni tentativo di avvicinamento...
...A capo della diocesi di Lucca, vi era allora un Vescovo era noto per aver traslato nella città i corpi di molti santi, al quale apparve in sogno un angelo che gli suggerì di andare a Luni a recuperare la barca ed il suo prezioso carico. Appena sveglio il Vescovo, con il clero ed un gruppo di fedeli si recò a Luni, ed una volta arrivato, dopo aver invocato il nome del Signore, vide la barca avvicinarsi.
Nacque così una contesa su chi avesse maggiori diritti di tenere il simulacro: contesa risolta dal Vescovo di Lucca il quale stabilì che ai Lunensi sarebbe andata una delle due ampolle contenenti il sangue di Cristo, mentre i Lucchesi avrebbero tenuto la barca, la Santa Croce e l’altra ampolla.
Ma al momento della partenza dei Lucchesi, i Lunensi furono preda di un ripensamento e tornarono alla carica. Ancora una volta intervenne il Vescovo a risolvere la questione: la Santa Croce sarebbe stata posta su un carro trainato dai buoi e se i buoi lasciati liberi avessero trascinato il carro verso Lucca, il simulacro sarebbe stato dei Lucchesi, altrimenti sarebbe andato ai Lunensi.

Click sull'immagine per ingrandirla

Click sull'immagine per ingrandirla
...Così fu fatto, ed i buoi, appena liberi si indirizzarono verso Lucca. La sacra immagine fu così portata a Lucca ed accolta con grande gioia e spirito di trionfo, e collocata nella chiesa di San Frediano. I Lucchesi che si recarono la mattina dopo a pregare al cospetto del simulacro, ebbero un’insolita sorpresa: il Volto Santo non c’era più. Fu rintracciato in un orticello nei pressi della chiesa di San Martino, fatto fu interpretato come miracolo, in onore del quale, si procedette subito alla costruzione di una nuova chiesa.
Il Volto Santo fu veneratissimo attraverso i secoli e meta di pellegrinaggi da tutta Europa. Divenne simbolo della citta'anche all'estero tanto che la sua effigie venne posta sui sigilli dei cambisti e sulle monete di Lucca. A Lucca è consuetudine rendere omaggio al "Volto Santo" ogni anno, il 13 Settembre, con una caratteristica processione, la "Luminara".

Click sull'immagine per ingrandirla

Click sull'immagine per ingrandirla
Ed ecco l'immancabile foto di gruppo di parte dei partecipanti, gli altri, pigri, immaginateli stesi sul prato sopra le mura a bearsi del placido sole...

Ilaria torneremo a trovarla e stavolta non ci sfuggirà!


Click sull'immagine per ingrandirla


Chiunque desideri la rimozione di una immagine nella quale risulta ritratto può chiederlo indirizzando una email a compagnia@extremelot.it


Torna alla home page